sci club caluso since 1923
sci club caluso                                since 1923

QUESTI I PIONIERI

PRIMI SCIATORI A CALUSO

 

 

Signore:

CARLA PASSERA

MARZIA PASSERA

PIA PASSERA

Signori:

AMILCARE ARMA

LUIGI GARINO

PAOLO PACHIE'

MASSIMO PASSERA

PIERINO PONZETTI

GUGLIELMO SALVETTI

 

Dopo la «prefazione», dedicata al merito sportivo sia degli animatori dello « Sci Club Caluso», che dei vantaggi e delle soddisfazioni derivanti dallo sport sciistico in se stesso, eccoci ora pronti a ritornare indietro negli anni per narrarvi, nei limiti dei ricordi, la «curiosa et affascinante historia» della nascita e della crescita di tale sport in Caluso.

Portiamoci, quindi, nel 1923, anno denso di avvenimenti politici, storici ed etici: dalle frivolezze di « Gastone » e di « Frù-Frù del Tabarin » ci troviamo già in pieno clima rivoluzionario fascista, in lotta con la fame e la disoccupazione, ancora umiliati dagli stessi alleati dopo lo sfolgorante successo di Vittorio Veneto.

Il morale degli italiani è a terra e solo più negli sport essi sembrano capaci di ritrovarsi e di unirsi per gridare, ancora con convinzione: «Viva 1'Italia!».

Il dominatore è il gioco del calcio, da poco giuntoci dall'Inghilterra, e sembra essere íl solo svago in grado di farci credere in qualche cosa di positivo, in tanto bailamme di incertezze, di colpi di mano, di tradimenti! E proprio nel 1923 si formava la Nazionale che, sebbene sconfitta nei quarti di finale dalla Svizzera a Parigi, era pur sempre il nostro orgoglio e la nostra speranza.

Si aveva allora 1'impressione che al mondo non potessero esistere altri generi di sport.

Ma alcuni nostri concittadini, sempre vigili ed attenti ad ogni novità, scoprono, attraverso i racconti allucinanti degli alpini congedati, la probabile esistenza di un nuovo sport, quasi totalmente sconosciuto: lo sci.

Sappiamo, infatti, che i primi sciatori, come d'altronde era logico, si formarono proprio tra le truppe alpine. L'idea di dotare gli Alpini di sci, è attribuita ad un intraprendente Colonnello, Ettore Troia, il quale era amico di un ingegnere che si chiamava Kind. Costui era stato in Norvegia ed aveva portato due legni con la punta ricurva, dicendo che i Norvegesi se li attacca vano ai piedi e poi andavano via sulla neve come saette.

Era un sabato di inverno del 1894.

La mattina dopo quelli del C.A.I. vista la novità, vanno sulle colline di Torino a provare quelle strane scarpe che si chiamano «Sky». Il colonnello Troia intravede subito una futura utilità per le truppe alpine e li propone agli alti personaggi del Governo.

Dopo otto anni di snervanti lotte burocratiche, di pareri e contro-pareri, di picche e ripicche politiche, giunge il sospirato benestare con D. L. del Ministero della Guerra: è il 12 novembre 1902. Le truppe alpine avranno in dotazione anche gli sci.

I primi ad usarli sono quelli di stanza a Bardonecchia, Aosta, Claviere, ed al Sestriere. I risultati sono disastrosi e gli stessi Alpini si ribellano, infrangendo addirittura il tradizionale spirito di corpo e di disciplina, rifiutandosi di calzare simili « scarponi » con i quali è impossibile reggersi in piedi sulla neve.

 

Il Governo e gli Alti Comandi capiscono allora che è indispensabile creare una « Scuola di Sci » e per 1'insegnamento chiamano i già esperti e collaudati maestri scandinavi.

Subito se ne raccolgono i frutti e gli Alpini cominciano ad appassionarsi ed abituarsi a quel nuovo bizzarro tipo di « scarponi ».

E sarà proprio dalle loro file che verranno fuori, in seguito, i più gloriosi nostri campioni.

Dopo questa parentesi, non certo fuori tema, torniamo quindi decisamente alla storia dello sci calusiese.

Come avevamo cominciato col dire, alcuni nostri concittadini, anche attraverso le immagini sfarfallanti del « Giornale Luce », avevano osservato con stupore certi atleti coraggiosi buttarsi giù per le chine innevate dei picchi montani, in equilibrio su due pezzi di legno e compiere evoluzioni vertiginose e subito si erano convinti che con un po' di buona volontà, anche loro avrebbero potuto fare quanto avevano visto fatto da altri.

Perciò, in una fonda notte d'inverno mentre i fiocchi di neve cadendo cercavano di posarsi sui camini fumanti, riuniti nel caldo tepore di una angusta stanza, un gruppo di cospiratori, decidono di gettare le basi per mettere in atto tale progetto. E' il 24 dicembre 1923 ed è mezzanotte precisa quand'essi si stringono la mano e giurano che anche a Caluso si andrà sugli sci. Ecco i loro storici nomi: Massimo Passera 1'esatur. Ponzetti Pierino detto Carosa, Salvetti Guglielmo detto Gianpero, al dutur Paolo Pachiè detto '1 gavadent, Garino Luigi detto Vigioto e, come mascotte, il piccolo Amilcare Arma.

Non vorremmo che, data 1'importanza dell'avvenimento, vi dimenticaste che in quella stessa notte ed alla stessa ora nasceva regolarmente anche Gesù Bambino!

Già da tempo a Caluso si era abituati alla spericolatezza, poiché si praticava uno sport che poteva avere qualche affinità con quello dello sci: era il nobile sport del « carus », specie di slitta vagamente incrociata con il bob. Durante i nevosi e lunghi inverni di quel felice tempo, verso sera, prima del calar delle tenebre, tutti, in perfetto accordo, andavano a bagnare le strade in discesa, che poi, il gelo polare della notte, trasformava in autentiche piste di ghiaccio. Così al mattino, giù a capofitto, con 1'incoscienza dei giovani, sui rombanti «carus» che sfrecciavano sulle lastre di ghiaccio. Gli incidenti, le fratture ossee e nasali, erano all'ordine del giorno, ma questo non frenava, anzi eccitava.

Ognuno fabbricava il proprio «carus» cercando sempre migliorie e studiando espedienti per raggiungere maggiori velocità. il più famoso di quei tempi era la «Bernarda», così definito in omaggio al suo valente costruttore «Bernardin» e le piste più spettacolari e frequentate erano quelle di «San Peder», «Dal Castlass», «Dal Casot» e del « Mago », ora nominata via Belvedere, allora invece detta «Via Belsedere» in omaggio alle sculacciate.

Perciò i nostri pionieri, anche loro assidui frequentatori di «carus», dato che le piste già esistevano, cominciarono subito a procurarsi gli sci. Alcuni, più fortunati, non pressati da necessità economiche, li comprarono, e questi primi esemplari servirono da modello a coloro che, non potendo nemmeno sognare di acquistarli, dovettero fabbricarseli da soli.

I legni più ricercati erano il «frasu» (frassino) o la «gasia» (acacia) che, dopo la stagionatura di un anno, venivano tagliati pressappoco colla forma dello sci. La parte più difficile da realizzare era la curvatura della punta; si metteva un grosso pentolone di acqua a bollire, poi si immergeva la parte che avrebbe dovuto essere curvata e la si lasciava cuocere per 1'ammollo, poi, con 1'aiuto di un ferro ben teso, gli si dava la forma voluta. Alcuni, come Aldo Brunetti, per accelerare il tempo, pensarono di sfasciare le grosse botti che troneggiavano in cantina per sfruttarne « le dove », che avevano appunto il vantaggio di essere già ricurve. Ai fianchi poi dei legni si incastravano lastre di zinco, e la legatura agli scarponi avveniva per mezzo di robusti legacci o pezzi di corda.

I bastoncini erano nodosi rami di nocciolo che i più ambiziosi arrivavano persino ad intarsiare, lavorandone la corteccia.

La cerchia degli appassionati si va allargando e vediamo affacciarsi alla ribalta Gnavi Goriziano, Boggio Pino, Griselli Luigi, Passera Gustavo e Ugo, Alberto Massia, Ravello Destellino, Guglielmino Giovanni, Massa Mario, Delfino Renato, Brunetti Aldo, Oberto Ezio, Giacometto Mario, Vigliocco Pierino, Griselli Mario, Giuliano Albo Giuseppe, Anselmino Natale, Barattia Giuseppe, Gnavi Silvio, Bergna Alfredo, Ponzetti Agostino, Bertolino Vincenzo, Chiaro Pierino ed altri, affascinati e attratti nel vedere i fondatori zizzagare sfarfallanti per le pendici dei nostri colli.

Equipaggiati con i tipi di sci descritti di marca personale, eccoli quindi provare le prime ebbrezze di nuove avventure sulla spessa coltre di neve che, in quei tempi, cadeva tanto abbondante da coprire il suolo per alcuni metri, trasformando addirittura il paesaggio.

Sorgono cosi le piste famose, dai nomi roboanti, del «Brúslà», del «Mago», «d'la Costa 'n Garin», «Casot d'la Riana». Ed è proprio su queste piste che Amilcare Arma, portatore di novità, davanti ad una folla attenta di appassionati, si esibisce per la prima volta presentando il « Telemark », parola esterofila che affascina ed eccita.

Travolti dall'entusiasmo di questi pionieri si uniscono altri ancora, e con 1'esempio dato dalle tre graziose e provette sorelle Carla, Marzia e Pia Passera, fanno 1'apparizione anche le donne: Anita Cantello, Bice Rivelli, Anita Salvetti, Sandra Salvetti, Mariuccia Chiaro, Elisa Vigliocco, Clelia ed Emma Viglieno, e Kitti Camino, tutte deliziose fanciulle già proiettate verso una mentalità più moderna.

Per la naturale configurazione dei luoghi prescelti, i primi esperimenti dello sciare in Caluso, si riducevano alla specialità dello « slalom » perché costretti a serpeggiare tra i numerosi « cafass » che, se pur spogli, infittivano le pendici dei colli... era però più facile infilarli che scansarli!

Presa ormai confidenza con lo slalom, si sente la necessità di cercare delle discese adatte alla velocità. Si scoprono i dolci pendii della Motta, privi di alberi, che, come dorsi di cammello, si allungano ed accavallano per una notevole distanza. Nascono le piste di «Za la Mort de La Mott», così battezzate per comunicare ai partecipanti una più forte impressione di rischio e di. brivido.

Col perfezionarsi nella velocità, guardano ora con invidia i pochi fortunati che possono frequentare le celebri e favolose piste del Sestriere e di Cervinia, ma, non potendo fare altro, subito si mettono il cuore in pace e si dedicano con slancio a quelle offerte dalla natura felice del nostro paese, al punto che in breve diventano famose in tutto il Canavese.

Ad imitazione del celeberrimo Plan Maison di Cervinia, meta da favola per loro e solo riservata agli alti papaveri, sorge il «Plan de la Mott», con un intersecarsi di piste di ogni tipo. Per il dopo sci fa molto schick frequentare il Grand Hotel del «Lago Tana» in concorrenza con il Grand Hotel «Principe di Piemonte» del Sestriere.

L'hotel, incavato nella piana di Barengo, è dotato di una stanza, arredata da un robusto tavolo ricoperto di tela incerata, ricamata al naturale dai cerchi rossi di vino dei fondi delle bottiglie; attorno una fila di sedie impagliate, da cui le pagliuzze vagano pendenti. Dal centro del soffitto, nero di mosche in letargo, pende un filo viscido a cui è appesa una lampadina, arabescata di cacolette, ingigantite dai riflessi contro le pareti colanti vapore acqueo. Una tenue e soffusa luce rosa, confondendosi con il calore e con 1'odore caratteristico di muschio e di humus, crea un'atmosfera surreale e suggestiva da rispettabile Night Club. La stufa a legna ogni tanto manda guizzi di fuoco

dal tubo traforato come un colabrodo. Nell'angolo, accartocciato su se stesso, adagiato su uno straccio, 1'amico e fedele Bobi, rognoso, sordo, con le cataratte sugli occhi cisposi, ronfa sognando la passata gioventù mentre attende serenamente la morte.

Il padrone è cordiale, comunicativo e simpatico: per 1'occasione indossa sempre un maglione marrone e calzoni di fustagno, e sulla pancia tesa, sporgente dalla cintura, sfoggia un grosso grembiulone di tela cerata dal colore da indovinello. E' molto contento dei suoi clienti ed orgoglioso del suo menù giornaliero: salam dal dui, tumin veloci, pagnote fragranti ad famija, un vinetto agro-dolce con una grappa casalinga da 60 gradi all'ombra! Qualche volta c'è anche la sorpresa: una fumante polenta con coniglio o selvaggina al ragù. Quanta felicità, quanta armonia, quanto calore umano provavano in quella stanza! Allegri, contenti e soddisfatti del poco che avevano, che però era più che sufficiente. Ridevano, cantavano, mangiavano e bevevano con 1'entusiasmo di una gioventù povera, ma intraprendente e sopratutto attiva!

Per rendere più intima e romantica 1'allegra brigata degli sportivi, partecipano al doposci le deliziose ed eleganti signorine, tanto sciatrici, quanto solo ammiratrici di sciatori. Nell'incanto poetico della sconfinata distesa di bianco, che ingigantisce gli affetti e che unisce nella solitudine, sboccia spontaneo 1'amore che infiora e rallegra la monotonia dell'inverno, originando la logica conseguenza della sacra unione. Lo possono confermare: Sandra Gnavi, Mariuccia Griselli, Nella Brunetti, Clelia Oberto, Maria Letizia Scapino, Anna Maria Bessi, Natalia Massia, Alda Vigliocco, Silvia Garino Cicala, Rina Garino Giacometto, Wanda Festa Gaia, Bona Griselli Scapino, Adele Borgia, Dematteis Rina, ed altre, oggi mamme e nonne, felicemente legate ai ricordi di una gioventù sana e sportiva.

A far corona a questi amori idilliaci, spesso spiandone le mosse con la tipica curiosità dei ragazzini, vediamo già allora cimentarsi sulle piste del Plan de la Mott dei giovani intraprendenti: Passera Livio, Garino Corrado, Scapino Emilio, Remor Silvano, Boni Dedo, Giuliano Pierino, Orsolani Francesco, Gaia Piero, Dematteis Enzo, Ennilo Arturo, Actis Caporale Guido, Vigliocco Domenico, Alberto Mario, Menotti Ettore, Salvato Remo, Chiaro Nino, Bertolino Secondino, Apparigliato Luciano, Gilardi Giuseppe, ed altri loro amici, tutti amanti degli sci e della naturale bellezza dei paesaggi invernali.

Purtroppo un triste giorno, d'improvviso, 1'incantesimo si spezza; tutte le radio, collegate con altoparlanti dislocati in ogni angolo, gracchiando, trasmettono dal fatidico balcone di Palazzo Venezia in Roma la tonante voce del Duce: « Italiani! Le dichiarazioni di guerra già sono state consegnate agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia! ». E' la dichiarazione di guerra che lascia tutti agghiacciati, ammutoliti, quasi increduli.

La realtà è la cartolina precetto di richiamo e di chiamata alle armi di tutte le classi efficienti. La guerra si fa subito sentire su tutta la Penisola con i bombardamenti sulle città e la gioventù, sul pieno della vita, è buttata a rinsecchire sulle ali del vento deldeserto nella maledetta terra d'Africa ,

od a congelare nella disperazione della morte bianca della desolante steppa russa. Ferro e fuoco dal cielo, dal mare, dai monti! Sui monti, squassati dalle granate, lunghe teorie di alpini si arrampicano faticosamente sulle bianche piste coperte di neve ed il candido manto si colora di rosso, sangue di tanti eroi!

Purtroppo è una parentesi infinamente lunga, disastrosa, che quando si chiude lascia ancora in tutti, per tanto tempo, una profonda amarezza e tanto dolore.

A poco a poco, costretti dalla necessità e dalla naturale voglia di vivere, gli Italiani si riprendono, si creano una nuova esistenza che sorge lenta dalle macerie ancora fumanti delle città distrutte. E' logico quindi che ritornino anche gli svaghi, che si riformino gli atleti, e si riprenda lo sport, e fra gli altri si affaccia prepotente quello dello sci. La frenesia della rinascita spinge tutti al lavoro con volontà, e ben presto, si riparla di Cervinia e del Sestriere. i pionieri Calusiesi, rientrati a casa dal fronte o dalla prigionia, desiderosi di dimenticare il più possibile gli orrori e le inutilità della guerra, riscoprono le piste di un tempo rimaste in fedele attesa. Ai pionieri, fatti uomini, se non proprio di anni di certo per dure esperienze, si affiancano fiduciosi i più giovani e la famiglia degli sciatori aumenta sempre più.

Col lento ma progressivo benessere, ora possono acquistare gli sci, magari di seconda mano, magari non di marca, ma pur sempre usciti da mani esperte; anche gli equipaggiamenti subiscono le evoluzioni della moda. I pantaloni attillati chiusi sul fondo alla foggia dei Jimmy e dei Marines; le giacche a vento e gli scarponi residui dell'esercito americano, si possono comperare a poco prezzo sulle bancarelle clandestine di Porta Palazzo o al mercato « delle pulci ». Molti sono i giovani che si avvicinano allo sport dello sci e la ristretta cerchia dei pionieri si va ingrandendo costringendoli ad evadere, poiché le vecchie gloriose piste, ormai non sono più sufficienti.

Si comincia a guardare al Sestriere e a Cervinia non più come il sogno di Cenerentola o come la magia di una fiaba da mille e una notte. Alla carenza dei mezzi di trasporto ed alla scarsa disponibilità di liquido, si supplisce aguzzando 1'ingegno, perciò ecco apparire 1'indimenticabile «Camion-Bus» di Pino Boggio. E' un vecchio camion, residuato di guerra, reduce da chissà quanti fronti, più desideroso di ronfare che di rombare, ma, sia la volontà che la capacità meccanica del «Buiàs», riescono a inserirgli fra gli ingranaggi un po' di vigore, sufficiente per azzardare 1'incognita delle mete tanto sognate. I clienti, agghindati nei più disparati completi, carichi di zaini e di provviste, vengono sistemati nel carrozzone, allineati su due file di panche traballanti, pronte a ribaltare ad ogni curva o scossone. Per ripararli dal freddo un grosso tendone militare mimetizzato è teso sugli appositi sostegni. Come i pionieri del vecchio West, che affrontavano i più incredibili disagi su sgangherate carovane, gli sciatori Calusiesi, vi avventurano sul «Camion-Bus», familiarmente chiamato «La Checca», proprio per il suo traballante sculettare.

Con questo mezzo, gli sportivi cominciano a dilagare per i campi di sci nazionali e la loro selvaggia spericolatezza, priva di stile o di scuola, ma fatta di coraggio e di irruenza, li mette subito alla ribalta. Affrontano le pazzesche piste di discesa di Cervinia o del Sestriere con la stessa incoscienza con la quale si buttavano a capo fitto giù dalle lastre ghiacciate con i «carus». Ma, da buoni osservatori, i Calusiesi studiano ed apprezzano coloro che vanno per la maggiore, ne imitano lo stile e la classe, che prima uguagliano e poi addirittura superano.

Fatalmente succedono i primi incidenti di un certo rilievo ed a farne 1'amara esperienza è un pioniere: Gnavi Goríziano che, mentre tenta coraggiosamente la famosa spericolata discesa del Furggen, si ritrova con una gamba fratturata dopo una rovinosa caduta. Non più giovane, si dispera, perché convinto di non potere mai più riprendere 1'attività interrotta. No, signori, preoccupazione inutile! il tenace Gori guarisce bene e presto, da quel sano e provetto alpino che è, e ne1'età che si avvicina al «mezzo del cammin di nostra vita», fa il rientro clamoroso sui campi di sci, sfrecciando con ancora maggiore abilità e maestria, dando valido esempio di volontà. Un rilievo bisogna dedicarlo in particolare a Edoardo - Edy Brunetti, che malgrado una grave frattura al perone e alla tibia, riesce ad acquistare la forma, addirittura al punto di laurearsi degnamente «Maestro di Sci». Questi esempi sono prove lampanti che, se per fatalità, come d'altronde può accadere in tutti gli altri sport, si è vittime di incidenti, in quello sciistico ci si può riprendere ottimamente, senza subirne conseguenze, anzi migliorando.

Perciò certe paure o certi tentennamenti che spesso costringono i genitori a proibire ai figli questo sport così bello, così completo, debbono essere decisamente superate.

Con il continuo aumento degli appassionati dello «sport della neve», diventa necessario creare una associazione in grado di convogliare tanti sportivi in un più ordinato ed organizzato sistema di divertimento.

Già prima della guerra operava in Caluso, con molta volontà, 1'«Unione Sportiva Calusiese», passata poi sotto la Presidenza del dinamico Alfonso Benzi, e già si occupava degli sport più in voga come il calcio ed il ciclismo.

Era 1'epoca d'oro nella quale il nostro concittadino Andrea Giacometti, detto familiarmente Berto Casarola, riusciva a conquistare 1'ambito titolo di «Campione Italiano e Piemontese Dilettanti di ciclismo» e si piazzava al primo posto nella classifica a squadre nel «Giro d'Italia», e la nostra squadra di calcio militava lodevolmente nel favoloso «Girone di Promozione».

Presidente onorario era 1'indimenticabile Adolfo Uberto, figura che più nessuno potrà dimenticare, per il suo generoso interesse a tutti gli sport, oltre che ad una carica di simpatia e di umanità che emanava dalla sua schietta e comunicativa persona.

Ed è proprio in seno all'«U.S.C.» che si crea una branchia dedicata allo sci, e a condurla come Dirigente Responsabile di Sezione, sarà un generoso ed autentico sportivo: Gino Griselli.

Con simili Dirigenti, abili organizzatori e sinceri appassionati, la «Sezione Sci» si impone ben presto all'attenzione ed il numero degli aderenti diventa una notevole massa, composta da donne e uomini di ogni età.

Con 1'abitudine di frequentare le celebri piste, imparando dai migliori e seguendo già una scuola, anche i nostri sciatori si azzardano ad iscriversi a gare di una certa importanza. Il coraggio e la spericolatezza, a cui sono abituati per le antiche origini della loro scuola ed una certa classe, li aiutano a piazzarsi onorevolmente. La prima gara che si ricordi di discesa libera, svoltasi sui monti di Andrate, vede la seguente gloriosa classifica: primo Alberto Massia, secondo Oberto Ezio, settimo Ravello Destellino. Questo trio inseparabile di ex ragazzi conosciuto come il «trio Caluso» godette di una fama di tutto rispetto, poiché seppe sempre inserirsi con profitto in molte gare, nelle quali ebbero la soddisfazione di battere gli stessi valligiani o i più fortunati che prendevano lezioni di sci da qualificati maestri.

La buona nomea diffusa dagli sciatori Calusiesi, non era certo solo merito del trio Caluso, ma di un'altra buona parte dei loro amici, come degli stilisti: Brunetti Aldo, Delfino Renato, Remor Corrado, Scapino Anselmino ed i meno giovani Gnavi Goriziano e Gino Gríselli, che possono definirsi i più autentici fautori del sostegno morale e materiale dello sci calusiese.

Per alcuni anni i successi extra-territoriali vertono su questi nomi e vediamo il Berto Massia collezionare vittorie per lo Sci Club della Olivetti; il perseverante Ezio Oberto inserirsi nelle piazze d'onore e che poi, con lo stilista-audace Aldo Brunetti, si classificheranno rispettivamente per due anni consecutivi al secondo posto nel Campionato Canavesano di Discesa.

A cavallo tra le nuove leve ed i pionieri si inserisce un Calusiese di adozione proveniente dal Nevegal: D'Incal Giuseppe, azzurro juniores di fondo, che, dopo una parentesi di inattività, trova nuova linfa in Caluso e ci regala consecutivamente tre sfolgoranti vittorie nei Campionati Canavesani di fondo.

In questo particolare periodo molti altri Calusiesi ebbero modo di onorare la «Sezione Sci» nella gara del «fondo», perché era praticata sopratutto dagli appassionati dell'alpinismo, quindi abituati alla fatica ed alla resistenza. Abbiamo voluto ricordare nomi e dati. nelle varie specialità perché le vittorie dei pionieri, anche se non altisonanti, dato 1'ambiente e la situazione in cui maturarono, acquistano maggior valore perché valsero di esempio alle giovani leve, incoraggiandole a seguire, con una certa preparazione e serietà, il magnifico sport. Spronati dai meno giovani e desiderosi di continuare la gloriosa tradizione, i giovani non tardano ad apparire alla ribalta, facendosi subito applaudire e rispettare.

Tra le glorie giovanili troviamo Sara Passera che, se pur legata allo Sci Club Cervino, è pur sempre un vanto per i compaesani, poiché ha partecipato a gare di alto prestigio ottenendo sempre piazzamenti onorevoli.

Ricordiamo anche la brava Renata Griselli, che, con costanza ed impegno, seguendo le tradizioni di famiglia, riesce a piazzarsi sempre con onore in numerose gare nel Campionato Canavesano e in molte altre, nelle varie specialità.

Dopo alcuni anni di preparazione, diventano protagonisti tre giovani promesse, tutti figli di tanto padre: Brunetti Edoardo, Griselli Bona e Oberto Tiziana che, oltre a numerose altre gare, seppero vincere più volte, con disinvoltura, i Campionati Canavesani nelle rispettive categorie.

Tiziana Oberto è la più giovane ed è tenacemente lanciata per tenere alta la tradizione sciistica calusiese, essendo già riuscita a strappare notevoli successi.

Volendo parlare di Bona Griselli jvnior, non si può tralasciare il piacevole ricordo di zia Bona Griselli in Scapino, che, dotata di eccellenti doti atletiche, fu per lungo tempo il vanto degli sportivi della neve, per il suo impeccabile stile e le sue eccelse doti di coraggio.

Oggi abbiamo Bona Junior, sulla quale tutti gli appassionati puntano le più consistenti speranze. Dotata di un'anatomia atleticamente perfetta, Bona potrebbe dare a tutti, in qualunque sport si cimenti, delle grandi soddisfazioni. Già 1'abbiamo applaudita vincitrice in molte competizioni e siamo certi che darà grandi gioie quando avrà potuto esprimere il meglio di se stessa. Agli studi universitari, sa intercalare con giusta dose, gli allenamenti sportivi nei quali è praticante, al punto che anche nel tennis gode fama di imbattibilità.

E' una bella ragazza nata per lo sport e nel suo stesso carattere si riscontra la tenacia e la volontà di chi può emergere nella vita.

Edy Brunetti si gode un breve periodo di riposo per non trascurare gli studi universitari, dopo aver dato lustro allo sci Calusiese, avendo conseguito con un buon punteggio ed al primo esame, il prestigioso titolo di « Maestro di Sci ». Penso che tutti ne siano orgogliosi, perché Edy, oltre ad essere 1'unico maestro di sci nostrano, è anche uno dei più giovani, ed è arrivato a tanto traguardo partendo solitario dalla pianura, infrangendo la legge secolare che assegnava tale diploma solo ai ben preparati montanari.

(queste le soddisfazioni che compensano i non indifferenti sacrifici degli organizzatori.

A tale proposito si possono ricordare i nomi dei giovani che già hanno dato delle soddisfazioni e sui quali si fondono le speranze dei calusiesi: Meo Roberto, Jadeluca Oreste, Chiaro Carla, Olivieri Paola, Salvetti Luisella, Ennilo Nico, Oberto Stefano, Salvetti Cesare, Scapino Michele, Riccardino Roberto, Guglielmino Daniela.

E dei giovanissimi promettenti: Orlando Oscar, Beretta Cesare, Dematteis Laura, Galvan Renato, Fisanotti Andrea, Faggiano Elisabetta, Levi Silvia; Faggiano Alessandra; Beretta Paola, Magaton Sara.

Naturalmente non tutti emergeranno da fuori classe, ma sarà pur sempre motivo di orgoglio sia per lo Sci Club, che per se stessi, sapersi distinguere per stile o coraggio in mezzo alla folla anonima di tanti sciatori e questa è una norma possibile a tutti.

Tra questi si fa particolarmente notare per 1'inventiva e 1'estrosità, Actis Alesina Piero, detto lo scopritore del «dolce stil novo».

Il fratello Actis Alesina Giuseppe è considerato ed ammirato per una certa classe che lo distingue e figura molto bene a fianco della sua altrettanto provetta e gentile Signora Teresa.

Stando nel tema di distinzione, dedichiamo un pensiero al simpatico Actis Armando, sempre più preoccupato di attendere 1'ora del pranzo, che quella della libera discesa. Il suo motto è: «andare a sciare per stuzzicare 1'appetito!»... come se ne avesse bisogno!

Altro ottimo sportivo eclettico è il Vigile Jadeluca Antonio, amante dei rischi e delle più impervie e rocambolesche fatiche, quasi sempre però compiute in solitudine.

La Sezione Sci, staccatasi dal G. S., organizzava gite e gare per i più provetti e preparati autodidatti, che frequentavano i campi di sci spinti solo dal loro entusiasmo.

Si pensa allora di creare una formazione parascolastica per incanalare i giovani verso gli sport con una adeguata preparazione.

Un valido esempio di organizzazione e che diede degli eccellenti risultati si ottenne con la formazione del u Centro CONI », voluta dall'allora Vice Sindaco di Caluso Aldo Brunetti, Assessore allo Sport, coadiuvato dalla bravura e dall'entusiasmo degli insegnanti di educazione fisica Mondino Ivana e Savino Mario. I giovani, incoraggiati dagli stessi genitori, affluirono nella grande famiglia del Centro, dove trovarono persone qualificate e preparate, adatte ad insegnar loro con raziocinio e con adeguata preparazione i primi rudimenti dello sport sciistico. I giovani campioni di oggi, posate le radici proprio nel benemerito Centro, crebbero rigogliosamente al punto che alla loro prima partecipazione ai giochi Nazionali della Gioventù, si fecero apprezzare

specie per merito di Tiziana Oberto e di Alberto Morello.

Dispersasi la Sezione Sci de1 Centro CONI, dopo un breve periodo di sbandamento, lo « Sci Club » si pone il preciso intendimento di proseguire ciò che era stato tracciato ed iniziato dalla competenza ed esperienza del disciolto Centro, anche con lo scopo di tenere uniti. i promettenti giovani e i meno giovani.

A questi aggiungiamo coloro che, per vari motivi, hanno rinunciato allo sport agonistico, ma ciononostante sono ancora oggi fedeli ed appassionati allo sci, inteso come svago e coloro che sono agli inizi con tanta speranza nel cuore: Actis Guido, Actis Dato Bruno, Agrave Renato, Auda Antonio, Antoniotti Wilma, Anzola Marco, Bertolino Mariolino, Bertone Giancarlo, Bianco Benedetto, Bianco Mario Borello Marina, Boux Michela, Capelli Marco, Carosso Paola, Clerici Donata, Cognasso Danila, Curti Ilda, Datta Corrado, Datta Riccardo, Demaria Massimo, Demaria Walter, Dematteis Lidia, Facciano Mario, Falchetti Giancarlo, Galvan Cristina, Genestrone Píer Antonio, Giacometto Bianca, Giacometto Luciana, Gioia Claudio, Giuliano Pierino, Gnavi Gustavo, Gnavi Pier Franco, Gobbi Paolo, Guenno Gabriella, Leoni Ettore, Martano Ermes, Massé Luca, Massé Marco, Massia Guido, Massia Luisella, Merlo Cinzia, Merlo Franca, Minelli Federico, Minelli Giorgio, Minetti Giacomo, Morello Marina, Mosca Paolo, Nuccio Giovanna, Oddono Giovanna, Oddono Giulia, Oddono Paola, Oggero Massimo, Orsolani Angela, Orsolani Gian Luigi, Panciatici Laura, Passera Roberto, Pavarin Marisa, Perrone Giuliana, Perono Marco, Pignocco Paolo,

Ponzetto Domenico, Raniero Danilo, Raviola Silvio, Regis Gianni, Remor Silvano, Riccardino Corrado, Rigoni Ugo, Roletti Giuseppe, Roletti PierLuigi, Roletto Emilia, Rolfo Paola, Romeo Daniela, Romeo Edoard~, Salvetti Wanda, Sangiorgio Laura, Savino Betty, Scapino Elisabetta, Scapino Franco, Scapino Vincenzo, Spaggiari Gino, Stefanini Raffaella, Sussetto Andrea, Sussetto Franca, Vercelli Liliana, Vigliocco Maurizio, Vigliocco Susanna. Anche i Dirigenti della Honeywell, benemerito stabilimento di Calcolatori Elettronici, sensibili ai problemi sociali, in accordo con gli sportivi, creano un'analoga associazione, dove nella loro attività sociale, ebbe modo di distinguersi in particolare il nostro socio Venanzio Ferrero.

Abbiamo nominato alcuni tra i più significativi rappresentanti delle varie generazioni e con essi vogliamo ricordare anche tutti gli altri che, pure rimasti nell'ombra, hanno validamente contribuito a sviluppare e a mantenere in vita lo sport della forza, dell'eleganza e del coraggio.

La cronistoria, brevemente concentrata della nascita, crescita e sviluppo dello sport dello sci in Caluso, per noi è terminata: di certo continuerà ancora sempre più gloriosamente, finché esisteranno volenterosi sportivi adatti a sostenerla, per cui ci auguriamo che nei festeggiamenti del Centenario, i posteri possano attingere dal nostro racconto, dei dati interessanti di statistica, di costume e di etica, se non di stile, che di certo al di là del duemila avrà subìto diversi mutamenti.

Sviluppando il tema prefisso abbiamo volutamente usato per la prima parte un linguaggio romantico, a volte scherzoso e fantasioso, poiché agli inizi del ‘900 era ancora ben accetto 1'ultimo fiato del romanticismo; mentre nella seconda, ci siamo attenuti più scrupolosamente ai dati storici con una narrazione più sintetica e precisa. Non abbiamo voluto scrivere un racconto per esibirci come letterati, ma col solo scopo di ricordare alle future generazioni i nomi, le gesta e le imprese di coloro che tanto diedero e tanto fecero per sostenere in ogni momento, con ogni mezzo e in tante difficoltà lo sport dello sci in Caluso.

Per cui, se questo libretto, riuscirà a sopravvivere, ingiallendo in una polverosa soffitta, foderato di ragnatele o rosicchiato dai topi, ci auguriamo che desti la curiosità di un ignoto futuro lettore, e quindi risorga solennemente per legare, attraverso i ricordi, la nostra generazione a quella futura, dalla quale potremo ancora assorbire un soffio di vita nell'infinito sonno dell'eternità.

 

 

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