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UBBIDIRE E... RUZZOLARE !

Gli appassionati sciatori Calusiesi giungono a Cervinia, ivi trasportati sempre dalla « Checca » di Pino Boggio.

Sbarcati nel favoloso regno tanto sognato, dopo il primo stupore di ammirazione, vinto il timore e la timidezza, iniziano a cimentarsi gradualmente sulle tanto decantate piste. Inizia così 1'esibizionismo personale dei singoli, desiderosi di superarsi, di emergere fra tanti sconosciuti.

Lo spericolato Giuliano Albo Giuseppe, detto il « Not d'Albo », presa confidenza con le discese, decide di tentare la ripida pista del Ventina.

E' da notare che la sua particolare specialità, era quella di saper scendere, se pur velocemente, solo in linea diretta, incapace di qualunque forma di curva.

Lo osserviamo lassù, all'inizio della pista, occhialoni neri, passamontagna grigioverde, piegato sulle gambe, teso nello scatto per lo slancio della partenza. Nel frattempo lo stiloso e snello Mario Giacometto, detto il « Cheto », sta arrancando per la salita della pista, intenzionato di raggiungere la cima.

Il « Not » parte, schizza via come una freccia, la velocità aumenta, diventa vertiginosa; tutti lo seguono col fiato sospeso, creando un clima di suspense! Il silenzio è tale che si sente solo il rabbioso frusciare degli sci del discesista. Il Cheto, alza gli occhi, vede il piccolo puntino nero muoversi, poi ingrandire sempre più, fino ad ingigantire ed ha la netta impressione che gli stia arrivando contro. Conoscendo la « specialità » del « Not », cerca di uscire dalla pista con eleganti scatti e saltelli laterali, ma il mostro volante lo ferma urlandogli disperatamente: « Bugia nen! Bugia nen! ».

Il Cheto ubbidisce, si inchioda, si rimpicciolisce al massimo, tiene il fiato e cogli occhi sbarrati vede ora il gigante dagli occhi neri, avvicinarsi ad una velocità pazzesca.

Ancora 1'urlo: « Bugía nen! », subito seguito da un fragoroso schianto. Si alza un turbine di stelle e di farfalle di neve, per 1'aria gelida si vedono sci vaganti nel vuoto, e poi un rotolare informe di corpi giù per la china, con un sinistro scricchiolar di ossa.

Nessun timore! Tutti sani! Tutto normale!

Al fondo del Ventina i due, ancora affettuosamente abbracciati, si guardano stupiti e sulle labbra del Noto affiora come un sospiro: « Bugia nen! », a cui fa eco la voce roca del Cheto: « Obbedisco! ».

e. g.

 

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